A novant’anni dalla scomparsa, Molfetta riabbraccia uno dei suoi figli più illustri, brillanti e tormentati: lo scultore Filippo Antonio Cifariello. Un artista straordinario, la cui fama internazionale è rimasta a lungo in bilico tra le vette di un talento plastico unico e il peso di una vita segnata dal dramma.

Per restituirgli centralità, l’associazione Partenope presenta “Le forme del vero – Arte e vita di Filippo Cifariello”. Una rassegna che rompe il silenzio grazie a una mostra aperta da oggi fino al 30 dicembre, capace di radunare quasi 40 opere da collezioni private di tutta Italia.

Una mostra che scava a fondo nell’anima di un artista complesso, la cui fama internazionale è rimasta a lungo in bilico tra le vette di un talento immenso e i drammi della sua vita privata. Il volume scientifico redatto dallo stesso professor Mongelli fissa una pietra miliare negli studi sull’autore, tracciando la parabola di un genio a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.

Ma il progetto di Molfetta non si ferma all’arte visiva. A dicembre la rassegna si sposterà a teatro per un momento di forte impegno sociale e civile. Il palco diventerà uno strumento di riflessione sul presente con una conferenza sui femminicidi e sulla violenza di genere. A seguire, la pièce teatrale curata dal Teatro dei Cipis, incentrata sul celebre processo che vide l’artista imputato per uxoricidio. Un legame profondo tra passato e attualità, un viaggio tra genio e follia, per un evento che fino al 30 dicembre riposiziona Molfetta al centro del grande dibattito culturale nazionale.