«Dieci anni fa ci lasciava Guglielmo Minervini. Oggi siamo qui a ricordare non soltanto un uomo delle istituzioni, ma un’idea di comunità, un modello di come stare insieme». Così il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha ricordato Guglielmo Minervini, ex sindaco di Molfetta e consigliere regionale pugliese morto il 2 agosto 2016 a 55 anni.
Oggi, nell’aula del Consiglio regionale, la Puglia lo ha voluto ricordare. «Ha attraversato le istituzioni con grande garbo – ha aggiunto Decaro -, con una idea di politica, intesa come strumento per costruire comunità, alimentare energie e generare futuro. Guglielmo Minervini ci ha insegnato che la politica può essere costruzione di senso e di futuro: non limitarsi ad amministrare l’esistente, ma creare le condizioni perchè le persone, i territori e le comunità possano esprimere il proprio potenziale e scegliere il proprio destino. Con Guglielmo, la Puglia ha condiviso tante sfide che vent’anni fa consideravamo impossibili».
Il presidente del Consiglio regionale, Toni Matarrelli, ha ricordato come per Minervini «amministrare non era difendere spazi di potere, ma accendere energie, aprire porte che prima erano chiuse, dare fiducia. E questa fiducia l’ha data prima di tutto ai giovani. Con un’esperienza straordinaria come Bollenti Spiriti, non si è limitato a finanziare dei progetti: ha fatto sentire a un’intera generazione che le proprie idee valevano, che il futuro si poteva inventare e costruire qui, senza dover per forza scappare via». La sua idea di Sud, ha aggiunto Matarrelli, «era moderna, orgogliosa, lontana da ogni vittimizzazione. Credeva in una terra che si riscatta attraverso la bellezza, la cultura, la legalità vissuta ogni giorno e la partecipazione di tutti. Dalle sue radici a Molfetta fino all’impegno qui in Regione, ha dimostrato che le grandi visioni diventano realtà concrete solo se le istituzioni sanno prima di tutto mettersi in ascolto». «Guglielmo – ha detto Maria Turtur, moglie di Minervini e presidente dell’associazione che porta il suo nome – aveva la capacità di ascoltare senza pregiudizi e di trasformare quell’ascolto in azione pubblica. Frequentava i territori, le periferie, le associazioni, le scuole, convinto che le istituzioni dovessero saper imparare prima ancora che decidere».






























