“Un sistema organizzato e sistematico di abbandono di rifiuti, prevalentemente mobili ed elettrodomestici” che venivano lasciati in diverse zone di Molfetta (Bari) e dati alle fiamme con “ingenti danni ambientali e per la salute”. È l’accusa nei confronti di 29 persone e una società indagate dalla Procura di Trani per raccolta e commercializzazione illecita di rifiuti ferrosi, abbandono e combustione di rifiuti di vario genere, anche pericolosi. L’inchiesta, denominata Ignis et ferum, ha portato al sequestro, finalizzato alla confisca, di un’area che secondo l’accusa era il luogo di “ricezione, deposito, cernita, accumulo e successiva movimentazione dei rifiuti ferrosi conferiti da diverse persone”, spiega una nota. Un conferimento che sarebbe avvenuto con mezzi, sottoposti a sequestro, “non iscritti all’albo nazionale dei gestori ambientali e in assenza di formulari o di altra documentazione idonea ad assicurare la tracciabilità ambientale”.

Il provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Trani è stato eseguito dal personale della Guardia costiera con il coordinamento operativo del Centro di coordinamento ambientale marino della Direzione marittima di Bari e si inserisce nell’ambito di un’indagine avviata, nel febbraio scorso, dal personale della Capitaneria di porto di Molfetta. Accertamenti da cui è emerso che i rifiuti abbandonati venivano dati alle fiamme “in maniera incontrollata con ingenti danni all’ambiente e, di riflesso, alla salute pubblica”, evidenzia la nota in cui si spiega che c’era chi si occupava della cernita dei rifiuti, chi della raccolta e altri della compravendita e del deposito “non autorizzato di rifiuti metallici che alimentava il mercato illegale del ferro”. A supporto dei riscontri investigativi, ci sono le immagini registrate dalle telecamere e dalle fototrappole installate nei luoghi di abbandono di rifiuti e di deposito di materiale ferroso oltre ad “appostamenti, pedinamenti, osservazioni notturne, analisi dei social network e dei dati dei dispositivi di localizzazione utilizzati per tracciare i movimenti dei veicoli impegnati nell’attività illecita”, specifica la nota.