Si è chiuso dopo sei anni e ben sei perizie medico-legali il drammatico caso legato alla morte del neonato deceduto il 27 maggio 2019 in una struttura sanitaria di Bari. Il Tribunale del capoluogo pugliese ha condannato in primo grado a dieci mesi di reclusione, con pena sospesa, una ginecologa di 43 anni originaria di Bisceglie, all’epoca in servizio presso il reparto della struttura barese. I giudici della seconda sezione penale hanno accolto pienamente le richieste dei familiari del bambino, una coppia di Molfetta, che ha dovuto affrontare la tragedia di perdere il proprio figlio al termine di nove mesi di regolare gestazione. La sentenza ha riconosciuto la sussistenza di gravi omissioni professionali da parte della ginecologa durante le fasi cruciali dell’assistenza medica.
Secondo quanto ricostruito nel corso del lungo iter processuale, la dottoressa di turno non avrebbe adottato le misure necessarie per prevenire il decesso del nascituro. In base alle tesi d’accusa confermate in aula, la professionista avrebbe sospeso il monitoraggio del battito cardiaco fetale in modo non conforme alle buone pratiche mediche, nonostante un tracciato precedente avesse già evidenziato elementi di elevata criticità e chiari sintomi di sofferenza fetale. Una situazione d’emergenza che, secondo i consulenti tecnici, avrebbe dovuto spingere il medico ad anticipare immediatamente il parto attraverso un taglio cesareo, anziché interrompere i controlli. La decisione dei magistrati poggia sulle risultanze di una perizia d’ufficio e di successivi accertamenti che hanno blindato il nesso di causalità tra la condotta omissiva della ginecologa e la morte del neonato. Il Tribunale ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore delle parti civili, ponendo la misura a carico dell’imputata in solido con la struttura ospedaliera.
