Undici spettacoli che attraversano linguaggi differenti e mettono al centro persone alle prese con i confini più fragili dell’esistenza: l’amore e il desiderio, la responsabilità e la cura, il lutto e la memoria, il rapporto con la propria identità e con quella degli altri, il potere e le sue distorsioni, la necessità di ritrovarsi quando tutto sembra aver perso una direzione. Un filo conduttore che segna Partenze, la Stagione teatrale 2026-27 della Cittadella degli Artisti di Molfetta, con la direzione artistica di Teresa Ludovico e Gianni Forte per Teatri di Bari, che gestisce il laboratorio urbano del Comune di Molfetta. Da novembre 2026 ad aprile 2027 un cartellone che unisce proposte serali ad appuntamenti pensati per le famiglie; storie molto diverse tra loro, ma unite dalla volontà di interrogare il presente attraverso il teatro.
STAGIONE SERALE
Ad aprire la Stagione serale sabato 28 novembre sarà Dell’amore e di altri sbagli, nuova coproduzione di Teatri di Bari e Factory Compagnia Transadriatica, tratto dal libro di Giancarlo Visitilli “Dell’amore e di altre storie. Ragazzi di vita nel mare tempestoso” (Caissa editore). Sul palco Luigi D’Elia, che è anche regista insieme a Giancarlo Visitilli, per una storia che porta al centro il tema della cura e il confine, spesso incerto, tra educare e desiderare. Alla Risacca, casa famiglia sospesa sul mare, arrivano adolescenti segnati da violenza, abbandono, perdita e ferite profonde. Tra loro c’è Saverio, un educatore che si trova a misurarsi non soltanto con le storie dei ragazzi, ma anche con la responsabilità e il rischio impliciti in ogni relazione. È proprio in questa zona fragile, dove ogni gesto può essere cura oppure errore, che lo spettacolo cerca qualcosa di autentico: la possibilità di restare dentro una relazione anche quando diventa difficile, ambigua, scomoda.
Il 13 dicembre sarà la volta di Mor. Storia per le mie madri, altra nuova coproduzione Teatri di Bari, questa volta con TS produzioni. Scritto da Lucia Raffaella Mariani, in scena con Eva Meskhi ed Eleonora Limongi, è ispirato all’omonima graphic novel autobiografica di Sara Garagnani. La parola svedese “mor”, madre, diventa il punto di partenza per una riflessione sulla genealogia e sulla trasmissione dei traumi. Tre donne – Inger, Annette e Sara – attraversano una storia familiare femminile nella quale infanzia, memoria e presente si sovrappongono. Le immagini della graphic novel diventano realismo magico, suono, danza, poesia e narrazione, mentre lo spettacolo pone una domanda difficile: si può interrompere la trasmissione di un dolore familiare trasformando il tabù in racconto? E quando il dolore diventa materia da raccontare, si tratta di cura oppure di esposizione?
Ad aprire il nuovo anno in Cittadella sarà un testo che è valso a Gabriele Di Luca il riconoscimento come migliore autore di novità italiana al Premio Le Maschere del Teatro Italiano, dopo aver vinto il Premio della critica dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro. nel 2025: Misurare il salto delle rane. Il 16 gennaio Molfetta accoglie la Compagnia Carrozzeria Orfeo con il trio di interpreti Noemi Apuzzo, Elsa Bossi e Chiara Stoppa, dirette dallo stesso Di Luca con Massimiliano Setti. Lo spettacolo segue le vicende di Iris, Lori e Betti, tre donne di generazioni diverse che vivono in un piccolo paese di pescatori, segnato da un lutto avvenuto vent’anni prima e mai davvero risolto. Il loro incontro diventa un viaggio nell’intimità, tra etichette rifiutate, assenze, alleanze e complicità. La dark comedy alterna dialoghi taglienti, situazioni paradossali, lirismo e ironia per raccontare la complessità di chi, anche nel dolore, continua a cercare una possibilità di trasformazione.
Il 20 febbraio per I Fablieux – Rapsodia per un attore. Pietro Quadrino e Savino Maria Italiano costruiscono una vera prova d’attore, dinamica e irriverente, che attraversa monologo, clown, danza e commedia dell’arte. Un solo performer su un palcoscenico spoglio dà vita a luoghi, personaggi e situazioni che dal Medioevo arrivano fino al presente, scardinando continuamente le convenzioni della scena. Ispirato ai Fabliaux, racconti dei giullari francesi del Duecento, e alla tradizione di Mistero Buffo, lo spettacolo usa il confronto tra passato e contemporaneità per mettere in discussione le nostre idee di morale, libertà e progresso. Sesso, potere, linguaggio e arte diventano così gli strumenti di un gioco teatrale che attraversa i secoli per osservare con sarcasmo le contraddizioni della società di oggi. La visione è consigliata a partire dai 16 anni.
Il 13 marzo la stagione darà spazio alla musica con un coinvolgente concerto-spettacolo, al suo debutto nazionale: Tombola. Prende il nome dal nuovo album di Maria & Trionfunk, gruppo composto da Piergiorgio Maria Savarese (voce, chitarra e testi), Samuele Ciavardini (basso) e Davide Scialdone (batteria e alle tastiere). Poetica, musica, videoclip e intrattenimento si mescolano in un progetto cantautorale dalle influenze funky, rock, blues e melodiche, attraversato dalle radici partenopee dell’autore e da riferimenti che vanno da Pino Daniele e Napoli Centrale alla musica popolare. Al centro, testi originali legati a tematiche sociali e sensazioni meno inflazionate e il simbolo del cuore sacro, icona esoterica di Napoli, come immagine di un sentimento capace di andare oltre maschere e filtri.
A chiudere la Stagione serale un duo che ha rivoluzionato il teatro contemporaneo con una scrittura fuori dagli schemi: Antonio Rezza e Flavia Mastrella, premiati con il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia. A Molfetta il 9 aprile un loro spettacolo che è ormai un classico: Pitecus (produzione Fabbrica dell’Attore, Teatro Vascello, Rezza Mastrella). In scena irrompe un microcosmo popolato da figure eccentriche, fragili, grottesche e profondamente umane: persone sole, ambiziose, disperate, vanitose, alla ricerca di un’occasione, di una relazione, di un’identità o semplicemente di un modo per tirare avanti. Gidio, Fiorenzo, il professor Stella, Mirella, Roscio, Saverio e gli altri personaggi si muovono dentro un universo fatto di pezzi di realtà che si susseguono senza un filo conduttore, trasformando argomenti anche delicati in una rappresentazione comica, aggressiva e surreale. Il dialetto frastagliato, i corpi nervosi, i costumi e le scenografie di Mastrella costruiscono un mondo deformato nel quale l’umanità contemporanea viene osservata attraverso le sue perversioni, le sue solitudini, il narcisismo e il bisogno di sentirsi originali.
Famiglie a teatro
Accanto alla programmazione serale, Partenze propone cinque appuntamenti pensati per tutta la famiglia, per un teatro capace di condividere la meraviglia e affrontare, attraverso fiabe e immaginazione, temi come la memoria, la paura, la crescita, la perdita e il legame con gli altri. Si parte il 20 dicembre con Smile. Un sorriso e forse una lacrima di Factory Compagnia Transadriatica, con Luca Pastore e Benedetta Pati, un viaggio ai confini tra aldiquà e aldilà nel quale l’amore attraversa il tempo grazie alla forza dei ricordi, raccontato attraverso il linguaggio della pantomima e del corpo e ispirato anche alla figura di Charlie Chaplin. Il 17 gennaio sarà in scena La bottega dei giocattoli del Teatro Crest, con Delia De Marco, Andrea Romanazzi, Savino Maria Italiano e Sara Pagliaro, una storia per i più piccoli ambientata in un luogo nel quale bambole, orsacchiotti e soldatini prendono vita e diventano specchio delle emozioni, dalla gioia alla delusione, dalla malinconia all’amore. Il 14 febbraio, la Compagnia del Sole propone Storia di su, con Patrizia Labianca, un delicato teatro di foglie e uova dedicato a ciò che viene da un altrove e vuole ritornarci, in un viaggio gentile all’origine delle cose. Il 6 marzo arriva Hänsel e Gretel de Il Teatro nel Baule, con Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio e Dimitri Tetta, una rilettura della fiaba dei Grimm costruita attraverso parole, oggetti, luci e musica elettronica dal vivo, tra paura e speranza, fino alla scoperta della forza del legame tra fratello e sorella. Chiude la rassegna, il 17 aprile, La bella mai addormentata di Teatro dell’Elfo, Eco di Fondo, liberamente ispirato alla fiaba di Perrault e alle musiche di Čajkovskij: una storia che mette al centro il rapporto tra chi cresce e chi si prende cura, con tre fate – Serenella, Flora e Fauna – alle prese con una bambina che non è affatto intenzionata ad addormentarsi e con la magia, molto concreta, del diventare genitori.
Botteghino
Per la stagione serale il biglietto ha un costo di 16 euro – con riduzioni previste per under 25, over 65 e convenzionati – mentre l’abbonamento a tutti gli spettacoli ha un costo di 60 euro. Per la stagione dedicata alle famiglie il biglietto è di 6 euro, con un abbonamento T10 (valido per 10 ingressi) al costo di 40 euro. Il botteghino è attivo dal martedì al venerdì dalle 17 alle 20 e un’ora prima degli spettacoli. I biglietti sono disponibili al botteghino, nei punti vendita Vivaticket e online su Vivaticket.com.
La stagione teatrale Partenze 2026–27 della Cittadella degli artisti è organizzata da Teatri di Bari con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Puglia (Procedura negoziale per il sostegno delle attività in materia di Spettacolo dal vivo realizzate dai Soggetti ministeriali FNSV e Fondo Sviluppo Coesione 2021-2027) con la collaborazione del Comune di Molfetta.
“La Cittadella degli Artisti – spiega l’assessore alla cultura Corrado Minervini – è uno dei centri vitali della cultura a Molfetta. Anzi, possiamo dirlo, è probabilmente uno dei principali punti di riferimento culturali in città. Lo è da anni e – leggendo il nuovo cartellone – siamo convinti che continuerà a esserlo con ancora maggiore incisività nel prossimo futuro. Con “Teatri di Bari” abbiamo avviato un dialogo proficuo che riguarda la visione delle politiche culturali della nostra città e il ruolo che la Cittadella può svolgere nella loro costruzione. L’obiettivo è valorizzarne sempre di più la funzione di presidio culturale, luogo di produzione e promozione artistica, ma soprattutto spazio aperto, vissuto e abitato dalla città e dai suoi operatori culturali. La sfida non è soltanto riempire gli spazi di eventi, ma fare in modo che quegli spazi generino relazioni, opportunità, nuova cultura.”
