Ci sono date che il fluire del tempo non riesce a cancellare. Il 7 luglio è una di quelle giornate che Molfetta custodisce nella propria memoria collettiva. È il giorno in cui la città perse il suo sindaco, Gianni Carnicella, ricordato nel primo pomeriggio di oggi in una cerimonia pubblica a cui hanno preso parte la vedova Vittoria Landolfi, il figlio Vincenzo e numerose autorità civili, politiche e militari, a partire dal sindaco Manuel Minervini.
Erano anni difficili per l’intera nazione. Gli anni in cui la città del venerabile don Tonino Bello cercava di tenere insieme speranza e inquietudine, tra le ferite dell’eroina e la violenza criminale. Esattamente 34 anni fa, sulla scalinata della chiesa di San Bernardino, la vita di Carnicella veniva spezzata mentre difendeva la cosa pubblica. Un uomo delle istituzioni, che ha fatto dell’impegno e della responsabilità verso i suoi cittadini la sua unica, vera missione.
La giustizia ha condannato l’esecutore materiale, Cristoforo Brattoli. Tutto ruotò attorno al diniego per un concerto di Nino D’Angelo, una sfida di prestigio criminale. Ma l’ombra più dolorosa resta l’isolamento in cui il sindaco fu lasciato solo, colpevole unicamente di aver applicato le regole. Oggi Molfetta è cambiata, pur continuando a confrontarsi con sfide difficili come quelle alla microcriminalità. Eppure questo anniversario continua a interrogare le coscienze, ricordando che amministrare significa mettere il bene collettivo davanti agli interessi personali, con coraggio.




























